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Riprendiamo l'articolo di Sandro Abruzzese pubblicato da Le parole e le cose, che ringraziamo. Esso affronta, attraverso un'analisi della letteratura partigiana, la  preoccupazione per l’attuale periodo storico e i suoi tentativi di un revisionismo d’accatto, sapientemente orchestrato da network d’informazione. Egli osserva che "forse occorre prendere atto che al mondo progressista non è consentito il lusso o la rendita della retorica, senza il pericolo che il tutto si traduca in un conflitto a cui un nazionalismo aggressivo e xenofobo fornirà poi i suoi alibi."

“Fare il partigiano era tutto qui: sedere, per lo più su terra o pietra, fumare (ad averne), poi vedere (…) fascisti, alzarsi senza spazzolarsi il dietro, e muoversi a uccidere o a essere uccisi (…)”, scrive Fenoglio nel Partigiano Johnny.

E cos’è una scuola, cosa si intende per “cultura” antifascista, sembra dirlo a inizio romanzo l’amico Monti quando attribuisce a Corradi un giudizio sul liceo di Zagabria: “Tutti al largo, preside, professori, alunni e bidelli, tutti partigiani!”.

Sarà sempre il giovane professore comunista Corradi a dire che un partigiano è chiunque uccida un fascista, “con le medesime precauzioni che un uomo deve prendere con un animale”. Nelle sue parole successive si fa luce il contrasto di stampo settario tra la struttura ideologica comunista del maestro e il più istintivo amore per la libertà degli allievi. E tuttavia si assiste, in questi passaggi e nella rappresentazione di Fenoglio, a una vera e propria lotta contro la degradazione dell’umano. Già, perché degradato è l’uomo divenuto fascista, degradata è la pianura con le sue città stravolte, degradante è la guerra in ogni suo aspetto, tra rantoli, cattivi odori, gratuita morte.

Eppure è proprio necessario morire, perché per i partigiani, scriverà Giorgio Bocca nella Storia dell’Italia partigiana, è una guerra ma anche uno scontro assoluto: “I partigiani odiano in lui, ufficiale nazista, l’uomo non più umano che si è legato a una politica abietta (…)”. E il vicentino Meneghello aggiunge: “Naturalmente ci avrebbero presto sterminati, almeno la prima infornata, e poi anche la seconda e la terza. Ma almeno l’Italia avrebbe provato il gusto di ciò che deve voler dire rinnovarsi a fondo, e le nostre lapidi sarebbero oggi onorate da una nazione veramente migliore”.

Ci sono, in queste parole, l’orgoglio per aver assunto la responsabilità del momento storico, ma anche la vergogna di intere generazioni che, almeno in parte, hanno creduto nella dittatura e nel fascismo. È un’ammissione senza sconti né alibi. Una volta toccato il fondo, si tratta di riconciliarsi con l’umano. Così, anche il giovane Johnny passa repentinamente dalla visione idealizzata alla dura realtà dell’esperienza sul campo, in cui fa capolino quella sua terra matrigna costantemente evocata, le colline delle Langhe, lì a ricordargli “come è grande un uomo quando è nella sua dimensione umana”. Sicché anche Johnny, come gli altri, parte per le colline “in nome dell’autentico popolo d’Italia”, inebriato dalla possibilità della lotta, sebbene risulti “infinitamente più inebriante la coscienza dell’uso legittimo che ne avrebbe fatto”. E inebriante è il medesimo termine usato nei Piccoli maestri per descrivere quel confuso sentimento collettivo di cui gli italiani erano partecipi, quel misto di ascesi e autopunizione, di necessità e sofferenza, ma anche di altruismo, che era la vita partigiana.

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Germania: Dresda proclama lo “stato di emergenza nazismo”
La delibera approvata a maggioranza e con i voti di Verdi, sinistra, Spd e liberali, ma non della Cdu

DRESDA. Il Consiglio comunale di Dresda, capoluogo della Sassonia, ha proclamato il «Nazinotstand», lo «stato di emergenza nazismo», approvando una risoluzione in cui si legge che «gli atteggiamenti e le azioni estremiste antidemocratiche, anti-pluraliste, misantropiche e di estrema destra, compresa la violenza a Dresda, stanno diventando sempre più evidenti». Lo riferisce lo Spiegel.

Leggi alla fonte LASTAMPA.IT
https://www.lastampa.it/esteri/2019/11/01/news/germania-dresda-proclama-lo-stato-di-emergenza-nazismo-1.37820474

Dresda e lo shock dell'emergenza nazismo. Il Comune: fermiamo la violenza estremista
Leggi alla fonte LAREPUBBLICA.IT

https://www.repubblica.it/esteri/2019/11/01/news/germania_dresda_stato_emergenza_nazismo-240037496/?ref=RHPPLF-BH-I240037497-C8-P2-S1.8-T1

 

 

FONTE ILMITTE.COM 

l boom di Afd, registrato nell’ambito delle elezioni regionali che hanno avuto luogo in Turingia, ha fatto volare l’ultradestra di Alexander Gauland e Alice Weidel al 23,4%, raddoppiando i consensi rispetto alla precedente tornata elettorale.
Con il 29.9%, invece, diventa primo partito la sinistra della Linke, mentre continua l’emorragia di voti della Cdu, l’Unione cristiano-democratica di Angela Merkel, che perde il Land e 11.7 punti e con il 21.8% ottiene il peggior risultato mai registrato nella regione.
Tragedia è invece per l’Spd, che si piazza all’8,4% e viene di fatto cannibalizzata dalla sinistra (Linke e Verdi, che conquistano il 5.3%), oltre che travolta dall’ultradestra.

L'ARTICOLO PROSEGUE ALLA FONTE SU ILMITTE.COM

Le Organizzazioni Sindacali di CGIL e  UIL di Ascoli Piceno esprimono il proprio sdegno rispetto alla cena-evento svolta ad Acquasanta Terme, con un menu invito celebrativo con citazioni e simboli fascisti compresa l’immagine di Mussolini, per ricordare l’ingresso dei militanti del Partito nazionale fascista nella capitale il 28 ottobre 1922.
La marcia su Roma non ebbe meriti ma fu una delle pagine più nere e drammatiche della storia del nostro Paese che aprì la strada all’ascesa di Mussolini, alla nascita del fascismo e poi all’occupazione nazista del nostro Paese.
Allora gli Italiani seppero opporsi al fascismo, alla sua violenza, alla negazione dei diritti, alle guerre, prima clandestinamente, poi con la lotta partigiana contribuendo alla Liberazione del nostro paese.
Il fascismo ad Acquasanta Terme non può essere celebrato; ha lasciato sangue e dolore, luogo in cui è stata compiuta una delle più efferate stragi nazifasciste delle Marche, testimoniata ancora oggi dal cimitero di Pozza-Umito che ricorda l’eccidio dei partigiani.
Oggi, ancora con più forza, dobbiamo esigere serietà, pieno rispetto dei principi, dei valori e dei comportamenti indicati dalla nostra Carta Costituzionale, nata dalla Resistenza e dalla sconfitta del fascismo e del nazismo.
Riteniamo pertanto che la partecipazione a questo evento da parte di chi, con incarichi istituzionali a tutti i livelli, rappresenta i cittadini, sia oltremodo oltraggiosa della nostra Costituzione.
Chiediamo quindi in primo luogo a tutti i Sindaci di prendere le distanze e una posizione netta affinché nel nostro territorio, medaglia d’oro per la Resistenza, tali recrudescenze fasciste non trovino spazio a tutela dei principi costituzionali di libertà, democrazia, giustizia.
Chiediamo inoltre al Prefetto di Ascoli Piceno di vigilare e verificare la legittimità di tali iniziative  in coerenza con la carta costituzionale e la sua ispirazione antifascista.
Chiediamo a tutte le altre associazioni democratiche e tutti i cittadini di condannare con forza tali fatti e di continuare a impegnarsi affinché, attraverso il rispetto delle norme costituzionali, siano riaffermati quotidianamente i valori democratici ed il ripudio del fascismo che sono a fondamento della Repubblica.
Ascoli Piceno, lì 30/10/2019

Riprendiamo l'intervento di Davide Sassoli, Presidente del Parlamento europeo, ieri a Marzabotto in occasione del 75. anniversario della strage, pubblicato sul blog Fortebraccio. La storia va conosciuta e rispettata, non può essere piegata a contingenze contemporanee.

“Equiparazioni improprie minano la nostra identità”. Lo ha sottolineato ieri, dal palco delle celebrazioni per il 75° anniversario della strage di Marzabotto, il presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli.

“Revisionismi superficiali o interessati a giustificare quello che non può essere giustificato, provocano la perdita della nostra identità”, ha spiegato Sassoli, oratore ufficiale della cerimonia, in un passaggio dedicato alla Risoluzione europea che equipara nazismo e comunismo, e non rendono giustizia, ad esempio, a quanti nelle formazioni partigiane comuniste e nel Partito comunista italiano hanno lottato insieme ad altri democratici per la nostra libertà, e hanno contribuito alla nascita della Repubblica. Invito i miei colleghi se vogliono vedere dove è nata l’Europa, a venire a Marzabotto”.

“Parafrasando Piero Calamandrei”, ha continuato, “li invito a leggere le date di nascita e di morte delle vittime, a guardare le foto sbiadite dei martiri, a pensare a come erano stati educati negli anni venti del ‘900 i loro assassini, a cosa si erano formati uomini che anche la fede non aveva reso immuni dall’orrore, e a chiedersi perché nella scala di questo Sacrario sono state evocate le città e i luoghi in cui quella disumanità si è espressa”.

“Raccolgo il loro invito e mi impegno, perché presto vi sia un confronto fra il Comune e il Comitato regionale per le vittime di Marzabotto con i gruppi parlamentari europeisti che hanno condiviso quella risoluzione”:
è quanto promesso da Sassoli, a proposito del richiamo a rivedere la risoluzione sulla memoria europea approvata nei giorni scorsi: “Bene ha fatto la signora sindaca e con lei il Comune di Marzabotto a richiamare tutti, anche le istituzioni europee, a evitare equivoci, alimentare revisionismi, pronunciare giudizi superficiali”.

Contro la risoluzione europea che equipara nazismo e comunismo si è espresso pure il parlamentare europeo ed ex medico di Lampeduca Pietro Bartolo. E fortemente contrari anche l’Anpi, l’Arci e la Cgil di Firenze.

Fortebraccio News

 

 

L’assemblea generale della Camera del Lavoro di Firenze dice no alla Risoluzione del Parlamento europeo che equipara nazismo e comunismo. Ieri, all’Auditorium Crf, alla presenza del segretario nazionale Emilio Miceli, il “parlamentino” della Cgil fiorentina ha votato all’unanimità un Ordine del giorno proposto dalla segreteria provinciale affinché si faccia pressione per cambiare la risoluzione del Parlamento Europeo sull’equiparazione tra nazismo e comunismo: la Cgil di Firenze “condivide le molte voci di dissenso autorevoli che si sono sollevate in questi giorni a partire da quella della Presidenza dell’Anpi che giustamente ricorda come non si possano accumunare “oppressi ed oppressori, vittime e carnefici, invasori e liberatori”, si legge nel documento.

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E’ la prima Camera del Lavoro d’Italia che si schiera apertamente contro il voto del parlamento europeo, già contestato dall’Anpi e dall’Arci, e criticato anche dal presidente dell’europarlamento David Sassoli e dal parlamentare europeo ed ex medico dei migranti di Lampedusa, Pietro Bartolo. “Ho visto compagni e compagne alzare tutte e due le braccia. Fiero di appartenere a questa organizzazione”, ha commentato il dirigente sindacale Paolo Grasso. Qui il testo dell’ordine del giorno:

L’assemblea Generale della CdLM di Firenze riunita il 3 ottobre esprime forte preoccupazione per la risoluzione approvata il 19 settembre scorso dal Parlamento europeo in cui di fatto si equipara fascismo e comunismo. Condivide le molte voci di dissenso autorevoli che si sono sollevate in questi giorni a partire da quella della Presidenza dell’ANPI che giustamente ricorda come non si possano accumunare “oppressi ed oppressori, vittime e carnefici, invasori e liberatori”. La storia democratica di questo paese e la storia della CGIL hanno avuto in dirigenti come Di Vittorio e Trentin, e in milioni di militanti comunisti, riferimenti importanti che non possono essere in nessun modo equiparati all’esperienza criminale del fascismo.Per questo chiediamo alla CGIL nazionale di prendere una netta posizione sulla risoluzione e di farsi promotrice nella CES di un’azione per chiedere una revisione della presa di posizione della UE.

 

Riproponiamo un articolo pubblicato un anno fa sul globalist.it, che inizia con queste parole:

Oggi gli eredi del fascismo e del razzismo antisemita stanno rialzando la testa. Grazie a un vento xenofobo che spira da anni e - per quanto riguarda l’Italia - grazie a una destra che non ha mai accettato la Costituzione democratica e antifascista e nata dalla Resistenza e ai nuovi estremisti dei destra e ai loro alleati populisti che chiamano Cambiamento la marea nera razzista, omofobi, sessista e oscurantista che sta attraversando l’Italia. 

Quanto possiamo contribuire oggi, individualmente e nelle nostre comunità,  a difendere i nostri valori democratici ?  La conoscenza della storia, che diventa la nostra memoria, costituisce un primo fondamentale passo.

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L’Anpi interviene sulla risoluzione approvata dal Parlamento europeo che equipara nazismo e comunismo. Un voto che sta scatenando un fiume di polemiche, dal  sapore revisionista. L’associazione nazionale partigiani d’Italia prende posizione con un comunicato, durissimo, in cui esprime tutta la propria “preoccupazione per la risoluzione del Parlamento Europeo che equipara nazifascismo e comunismo”. Qui il comunicato dell’Anpi.

Comunicato della Presidenza e della Segreteria nazionali ANPI

“L’ANPI esprime profonda preoccupazione per la recente risoluzione del Parlamento Europeo in cui si equiparano nazifascismo e comunismo, per altro in palese contrasto con la risoluzione antifascista, antinazista e antirazzista del 25 ottobre 2018. In un’unica riprovazione si accomunano oppressi ed oppressori, vittime e carnefici, invasori e liberatori, per di più ignorando lo spaventoso tributo di sangue pagato dai popoli dell’Unione Sovietica – più di 22 milioni di morti – e persino il simbolico evento della liberazione di Auschwitz da parte dell’Armata rossa. Davanti al crescente pericolo di nazifascismi, razzismi, nazionalismi, si sceglie una strada di lacerante divisione invece che di responsabile e rigorosa unità. L’ANPI si augura che al più presto giunga dal Parlamento Europeo, al fine della sua stessa autorevolezza e credibilità, il chiaro segnale di un radicale ripensamento, nel solco dei principi che ispirarono la creazione di un’Europa Unita, figlia dell’antifascismo e delle donne e uomini che si opposero ai regimi nazifascisti e frutto del pensiero dei confinati a Ventotene proprio dal regime fascista”.

PRESIDENZA E SEGRETERIA NAZIONALI ANPI

22 settembre 2019

«Quel settembre “era buono per i funghi”. Il padrone del caffè Cernaia imbottigliava il dolcetto arrivato da Dogliani; nella calzoleria Borello si preparavano gli zoccoli, per i giorni di fango e di neve. Le cose di sempre in un villaggio piemontese che non aveva capito la guerra e neppure la confusione, dopo la disfatta; vissuto per secoli nel suo quieto sogno di alberi, di fontane, di vicende e di commerci minimi; costretto ora a esprimere in poche ore, in una luce rossastra, tutta la capacità umana di soffrire». Quel villaggio, descritto così sul sito dell’Associazione partigiani (Anpi) di Lissone, è Boves nel settembre del 1943: un piccolo paese dell’Italia profonda........

Riprendiamo qui un articolo pubblicato sul blog pochestorie.corriere.it da Silvia Morosi e Paolo Rastelli 

http://pochestorie.corriere.it/2018/09/21/boves-1991943-la-prima-strage-nazista-in-italia/?fbclid=IwAR1pGVJSU7ru3tA6GGmnmGiMSqxI-MU_GybkMjKxPZ6s7TyeBVpLcM9cyNQ

 

La Sezione Anpi Berlino Brandeburgo ricorda Piero Scaramucci, fondatore di Radio Popolare, protagonista del Gruppo di Fiesole, per anni inviato Rai, autore di inchieste sulle stragi di Stato, anti-fascista sempre in prima linea contro censura e bavagli, in difesa della Costituzione.

Nato a Praga nel 1937, Scaramucci era entrato in Rai nel 1961. Nel 1976 aveva contribuito a fondare l'emittente, di cui è stato direttore dal 1992 al 2002.

Vedi Servizio  SKY 

Questo il ricordo di Paolo Serventi Longhi, ex direttore della Fnsi.

“Devo molto, dobbiamo molto a Piero Scaramucci noi giornalisti che riteniamo di avere una coscienza professionale, sociale e sindacale. Uomo e collega integerrimo, sempre gentile e signore vero. Impegnato nel movimento dei giornalisti democratici, nella Federazione della Stampa, alla Lombarda. Spesso all'opposizione ma decisivo in momenti fondamentali della vita deL nostro Sindacato. Ricordo alcune riunioni della sua cara componente di Nuova Informazione a casa sua e di Mimosa a Milano nel 1996 quando si trattava di tenere insieme una difficile maggioranza nella Fnsi e di darle una connotazione progressista. Dopo un po' di anni ci siamo rivisti, entrambi delegati, al congresso di Levico Terme nello scorso febbraio e fu curioso incontrarci alla stazione di Trento all'arrivo dei nostri rispettivi treni. Un abbraccio che non scorderò mai. Grazie Piero per la tua onestà intellettuale di uomo di sinistra mai fazioso, di giornalista dalla schiena d'acciaio, e grazie per averci fatto conoscere la tua umanita' . Un abbraccio a Mimosa, alle amiche e agli amici di Nuova Informazione e di Controcorrente Ai colleghi di Radio Popolare e della Rai. Ho perso un grande amico.”

25 APRILE 2019
Piero Scaramucci, in onda il discorso cancellato a Pavia
di Massimo Bacchetta
Giovedì 25 aprile 2019 ore 14:11

Non sempre togliere voce a chi non si vuol far parlare è così facile.
Per fortuna.
Piero Scaramucci, assurdamente escluso, in corsa, dalle celebrazioni ufficiali del 25 aprile a Pavia, alla fine ha parlato lo stesso.
Se non da un palco, da un microfono.
Il nostro.
E’ andato in onda nello stesso orario in cui era previsto il suo discorso in piazza, poi cancellato su decisione del Commissario Prefettizio per evitare “possibili polemiche”, questa sarebbe l’ultima spiegazione.
La gravità dell’esclusione resta, il silenzio no.
E’ il minimo.
Cos’è stata la Liberazione, cosa ha prodotto, cosa ha seminato, cosa è ancora da coltivare: Scaramucci ha pronunciato sulle frequenze di Radio Popolare il discorso che avrebbe pronunciato dal palco.
Potete risentirlo qui:
Radio Popolare 

 

Le parole del sindaco di Milano Giuseppe Sala

"Oggi ci ha lasciato Piero Scaramucci, giornalista Rai ed ex direttore di Radio Popolare. Ha raccontato gli anni più caldi del nostro Paese con devozione nei confronti della verità e con straordinaria competenza. Milano lo ricorda con affetto". Con queste parole il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha ricordato il giornalista su Twitter. ( Fonte Sky )

Il ricordo del presidente dell'Anpi di Milano Roberto Cenati

Tra i primi a ricordare il giornalista, vicepresidente della sezione Anpi Almo Colombo, il presidente dell'Anpi provinciale di Milano Roberto Cenati. "Sono sempre state per noi fondamentali le sue analisi, approfondite, stimolanti e mai banali sulla situazione politica, economica e sociale del nostro Paese - sottolinea Cenati -. Ci siamo visti l'ultima volta lo scorso 10 agosto, in piazzale Loreto, nella ricorrenza del 75° anniversario dell'eccidio dei 15 Martiri e ci siamo ripromessi di riprendere con slancio l'iniziativa della nostra Associazione per contrastare il risorgere dei movimenti neofascisti e il crescente clima di odio e di intolleranza che sta investendo il nostro Paese". "Ricorderemo sempre Piero con commozione ed affetto. Alla moglie Mimosa, alla figlia Marianna, ai familiari esprimiamo l'affettuosa vicinanza di tutta l'Anpi", conclude Cenati. (Fonte Sky )

Il cordoglio di di Fnsi e Alg

"Ci ha lasciato Piero Scaramucci, fondatore di Radio Popolare, protagonista del Gruppo di Fiesole, per anni inviato Rai, autore di inchieste sulle stragi di Stato, anti-fascista sempre in prima linea contro censura e bavagli, in difesa della Costituzione". Lo sottolineano Fnsi e Alg. "Sino alla fine impegnato nel sindacato - prosegue la nota -, aveva partecipato anche all'ultimo Congresso nazionale della Stampa italiana come delegato della Lombardia eletto nelle liste di Nuova Informazione, che aveva contribuito a fondare, e anche in quella occasione aveva portato il suo spirito libero, critico, ironico, che ha segnato la sua vita professionale, sindacale e privata. La Federazione nazionale della Stampa italiana e l'Associazione Lombarda dei Giornalisti si stringono attorno ai familiari in un affettuoso abbraccio". ( Fonte Sky)