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"Il 13 maggio 1939 il transatlantico St. Louis salpa da Amburgo, in Germania. A bordo ci sono vi sono 937 persone, per la maggior parte ebrei tedeschi in fuga dalle persecuzioni naziste che in quegli anni stavano iniziando a colpire l’Europa...."

Riprendiamo qui la storia di una odissea che oggi ci deve far riflettere, raccontata da Silvia Morosi e Paolo Rastelli sul Blog  pochestorie.corriere.it

L'articolo:  La nave dei rifugiati ebrei rifiutata dagli USA

 

 

Un approfondito reportage di Nello Scavo, inviato del quotidiano  Avvenire  sull'inchiesta della Procura di Agrigento sulla vicenda della nave "Sea Watch", nel quale si analizza, in particolare, il profilo del mancato rispetto delle Convenzioni internazionali in materia di diritti umanitari, cui l’Italia ha aderito» e che costituiscono  «un limite alla potestà legislativa dello Stato  ai sensi degli articoli 10, 11 e 117 della Costituzione>>

L'articolo (22 agosto 2019):

https://www.avvenire.it/attualita/pagine/migranti-le-accuse-a-salvini-indaginefbclid=IwAR3atoi5lUrd0iuBFbIoSbHIkS3yQI2l5riysqYHS_EfvAOSIKO0A6NXVe0

FONTE ILMANIFESTO

Autore : Carlo Lania 

L'ex ministro: «Per l’art. 3 della Carta la dignità sociale va riconosciuta a tutti, cittadini e migranti. Il giorno in cui nel Mediterraneo morivano 150 persone, l’Italia vota l’inasprimento del decreto sicurezza. Attenti, così si dà forza alla cultura dell’odio»

«Ci sono tre esempi emblematici di soggetti che oggi in particolare vivono situazioni di diversità e discriminazione e verso i quali si scatena l’intolleranza: uno è l’ebreo, con l’antisemitismo che sta rinascendo pesantemente. L’altro è la donna, vittima di una cultura che prima la vuole in casa a pensare ai bambini e poi si trasforma in una subcultura del femminicidio quando afferma “non sei più mia e allora non sei di nessuno”. Infine c’è l’immigrato, il diverso per definizione. Non si può affrontare l’immigrazione dimenticando la pari dignità sociale di tutte le persone (cittadini e stranieri) perché si rischia di imboccare una strada nella quale la diversità è madre dell’intolleranza, e da questa può nascere l’odio. Penso che i due decreti immigrazione-sicurezza possano in un certo modo rappresentare passi in quella direzione, e il secondo – il quale persevera – preoccupa per questo quasi più del primo». Giovanni Maria Flick è stato presidente della Corte costituzionale e ministro della Giustizia nel primo governo Prodi.

Presidente cosa la preoccupa di più del secondo decreto sicurezza?

Non c’è nessun tipo di “ravvedimento operoso”, come viene chiamato dai penalisti, per quanto riguarda i migranti; anzi al contrario si rafforzano gli ostacoli al salvataggio in mare da parte delle organizzazioni non governative. La previsione di una sanzione amministrativa elevata e la possibilità di arresto in flagranza per il comandante della nave che non rispetta l’alt ordinato dalle autorità sono misure che lasciano perplessi. Lascia ancora più perplesso la circostanza che per il divieto di accesso, sosta e transito si parli di presunzione di violazione della legge sull’immigrazione e di clandestinità: si presuppone cioè una complicità delle Ong nel traffico di esseri umani, non si comprende su quali elementi perché quella complicità non è stata in alcun caso e in alcun modo provata. Sulla base di cosa si presuppone questo collegamento? La formula mi pare ambigua: chi, dove, quando, come e dove opera quella presupposizione?

Cade la presunzione di non colpevolezza.

Da un lato cade la presunzione di non colpevolezza, dall’altro mi sembra che ci sia una clamorosa violazione del principio dell’obbligo di salvataggio in mare riconosciuto internazionalmente e dal nostro ordinamento, oltre che imposto dalla solidarietà che è un cardine della nostra Costituzione. E arriviamo al nodo di fondo della questione: la impossibilità di utilizzare i migranti come strumenti per convincere gli altri membri dell’Unione europea alla ripartizione di quei migranti. C’è una vecchia regola, fondamentale, secondo cui una persona non può mai essere strumento ma sempre e soltanto un fine. ...continua a leggere "Flick: «Le Ong si criminalizzano senza prove. Salta l’obbligo al salvataggio in mare» L’allarme del presidente emerito della Corte Costituzionale."

FONTE PATRIAINDIPENDENTE

Mister (e miss) Hide della porta accanto: su Facebook gli attacchi alle vittime dell’ultimo terrificante naufragio in Mediterraneo. La consapevole costruzione del “nemico” che per definizione non è pienamente umano. La straordinaria responsabilità del ministro dell’Interno per il selvaggio e permanente accanimento contro i migranti

Barconi della morte: la tragica notizia è il naufragio che sarebbe avvenuto al largo delle coste di Al Khoms, in Libia, con un terrificante bilancio: si parla di 150 vittime.

Ne parla una pagina Facebook. Si scatenano i mostri. Alcuni (testuali): “Peggio per loro”; “Mangeranno i pesci”; “Potevano stare a casa loro buon appetito pesci”; “Potevano stare a casa sua” (sic); “Non è mio problema”; “Se rimanevano da dove venivano non rischiavano nulla”; “Se non partono non muoiono”; “E chi se ne f…a stavate a casa vostra”; “E quindi?”; “Non ci credo lo dicono x impietosirci”; “Gli italiani sono stati i primi a partire x lavorare nelle miniere… no x spacciare ammazzare o violentare… questi sono feccia vera… portateli a casa vostra”.

Vado a vedere le pagine di queste persone, travolte – ovviamente – da una valanga di commenti indignati. Alcune hanno chiuso il proprio profilo sul social. Quasi tutte le altre sembrano (e probabilmente sono) persone normali, madri e padri di famiglia. Nelle immagini e nei loro post campeggiano bambini, gatti e cagnolini smarriti, olezzanti mazzi di fiori e persino indignate dichiarazioni in merito alla vicenda degli affidi di Bibbiano.

Cosa sta succedendo? Si badi: il fenomeno in sé non è nuovo. Il pregiudizio, costruito consapevolmente dai gruppi dirigenti e dominanti, è sempre stato una molla che ha innescato episodi di pura barbarie; basti pensare ai pogrom contro gli ebrei, ai linciaggi dei neri nel sud degli States, alla caccia alle streghe in Medio Evo, al dalli all’untore durante le pestilenze. Il meccanismo, che si ripete, è più o meno questo: si dipinge una determinata minoranza come responsabile di una certa quantità di mali; non c’è bisogno di provare tali responsabilità, basta ripetere, ripetere, ripetere gli stessi slogan; si aizza la folla attraverso un ruolo attivo delle istituzioni, cioè attraverso chi ha il potere. A questo punto il gioco è fatto: si è costruito il nemico, e contro il nemico – secondo alcuni – tutto è lecito. Il nemico è per definizione non pienamente umano. Perché inferiore biologicamente o socialmente o moralmente. Perché è una razza inferiore. Pietà l’è morta.

Chi ha vomitato il proprio rancore, la evidente insoddisfazione esistenziale, la rabbia contro il mondo intero nei commenti citati al tragico naufragio, ha evidenti responsabilità di carattere morale (e forse anche giuridico). Ma la questione centrale è capire chi ha consapevolmente creato lo stereotipo del migrante come nemico; certo, sono tutte le organizzazioni neofasciste e neonaziste che, com’è naturale, sono portatrici (non sane) del virus del razzismo. Ma nessuno è così cieco da non vedere la straordinaria responsabilità del ministro dell’Interno per il selvaggio e permanente accanimento contro i migranti (amareggia, per usare un eufemismo, il silenzio complice dell’intero governo, pur pronto a scannarsi su tutto il resto).

Qui non è questione di politiche migratorie; non si tratta di discutere su una linea più permissiva o più restrittiva; il punto è un altro, e cioè l’ininterrotta campagna di diffamazione, denigrazione e irrisione nei confronti dei migranti, cioè degli stranieri poveri, perché, ca va sans dire, gli stranieri ricchi sono ovviamente ben accetti (in Italia e ovunque). Il ministro dell’Interno è colui che più di tutti, utilizzando il potere di cui è proprietario (pro tempore) ha creato l’immagine dell’identità migrante-nemico. Su questa identità, accresciuta giorno per giorno da centinaia di dichiarazioni, post, interviste, twitt, si è costruita una rappresentazione popolare che, a partire dai disagi causati dai fenomeni di emarginazione sociale legati all’evento migratorio, conduce dritto dritto a mister (e miss) Hide della porta accanto. In fondo per mister (e miss) Hide il naufragio, beh, se lo sono cercato. Perché, diciamocelo, è finita la pacchia. E poi, sono tutti robusti e palestrati.

Certo, ci sono i voti, i sondaggi, il consenso. Certo, si può vincere, nella scalata del potere, nelle ambizioni personali, nel costruire la paura e la rabbia. Si può vincere in quasi tutto, minando la coesione sociale di un Paese. Tranne in una cosa, in cui si perde, rovinosamente. La propria dignità.

 

FONTE REPUBBLICA.IT

 

"Ci vorrebbe in Italia un bel colpo di Stato militare per ridare ordine e disciplina". Le rivelazioni del sito The Vision nel quale si riferisce di minacce di morte e torture contro i migranti in un gruppo 'chiuso' di militari. Il vertice della finanza denuncia il fatto in procura: il sito è gestito da un finanziere in congedo dal 1996. Il ministro Tria condivide la linea di severità e fermezza adottata dal vertice gdf. Interrogazione a Tria del Pd

Un gruppo chiuso su Facebook di appartenenti alla Guardia di Finanza ed ex finanzieri pubblica minacce di morte, frasi sessiste e razziste nei confronti dei volontari delle Ong e dei parlamentari che sono saliti sulla Sea-Watch 3. I partiti del centro sinistra insorgono e chiedono in interrogazioni al ministro dell'Economia Giovanni Tria di prendere provvedimenti. Il vertice della guardia di finanza ha avviato gli accertamenti, ha denunciato il fatto in procura e ha chiarito che non si tratta del sito ufficiale del Corpo, ma di una pagina chiusa gestita da un finanziere "in congedo dal 1996".

L'ARTICOLO PROSEGUE SU REPUBBLICA.IT

 

 

DI OIZA Q. OBASUYI

9 LUGLIO 2019

FONTE THEVISION.COM

All’Università degli studi di Palermo è stato presentato a luglio il progetto Pass accademico delle qualifiche dei rifugiati, strumento che permette ricostruire le qualifiche e il percorso di studi di chi è in possesso della protezione, anche nei casi di documentazione frammentaria o del tutto assente. L’iniziativa è stata promossa dal Coordinamento nazionale sulla valutazione delle qualifiche dei rifugiati (Cnvqr), istituzione che fa a sua volta parte di un progetto internazionale a cui aderiscono Armenia, Canada, Francia, Germania, Grecia, Italia, Olanda, Norvegia e Regno Unito, con l’obiettivo di valutare i titoli di studio dei rifugiati.
L’attuale dibattito sui migranti si riduce a un pro o contro privo di basi solide per costruire un dialogo costruttivo sull’attuale “crisi migratoria”. A chi sostiene che la chiusura totale dei porti e i respingimenti in mare siano l’unica soluzione, si contrappone chi porta avanti un ragionamento basato sulle parole “accoglienza” e “salvare” e su esortazioni come “restiamo umani”. Spesso si finisce per parlare dei migranti come di semplici numeri o, nei casi peggiori, come di pacchi da rimbalzare da uno Stato a un altro. L’iniziativa dell’ateneo di Palermo ha dimostrato che esiste un modo diverso per parlare di queste persone, mettendo al centro le loro voci. Spesso ci dimentichiamo che i migranti hanno una vita, aspirazioni, formazione e un’identità e non sono solo i detenuti di un campo in Libia e i naufraghi di una barcone in mezzo al Mediterraneo. Nella nostra narrazione finiscono per diventare esclusivamente parassiti o “cuccioli” da salvare, con tutto il paternalismo che ne deriva e l’assenza di una visione che li descriva come nostri pari.

>>>>>>  L'ARTICOLO PROSEGUE ALLA FONTE >>> THEVISION.COM

  1. La SEZIONE ANPI BERLINO BRANDEBURGO aderisce alla Manifestazione Nazionale "Für die Rechte von Geflücheteten"  (Per i diritti dei rifugiati)  indetta da numerose associazioni (Seebruecke Berlin, Ärzte ohne Grenzen, Pro Asyl, Jugend Rettet, Sea Watch, Seebruecke-Schafft. Sichere Haefen)  il 6 luglio 2019 a Berlino  (Appuntamento alle ore 14 al Bundeskanzleramt  Otto von Bismark Straße - 10557 Berlin) per sfilare con la bandiera dell'ANPI.

COMUNICATO

Dopo la lodevole operazione di salvataggio dei naufraghi nel Mediterraneo da parte della Sea Watch abbiamo dovuto assistere con disgusto alle manifestazioni di volgarità, arroganza, impotenza e xenofobia che il governo italiano ha esibito senza vergogna, tentando maldestramente di subordinare al recente Decreto Sicurezza bis i principi stabiliti dalla Costituzione Italiana e dalle Convenzioni Internazionali sui salvataggi in mare. Tutto ciò al fine di aizzare l'opinione pubblica contro i valori della solidarietà umana e contro chi li pratica.

La questione migratoria, nella narrativa di Governo, non c’entra nulla. A dimostrazione di ciò il fatto che, mentre veniva impedito alla Sea Watch di far sbarcare i 42 migranti salvati in mare, altre navi non ONG potevano far sbarcare a Lampedusa circa duecento migranti senza clamore mediatico.

Le ONG impegnate a fronteggiare l’emergenza umanitaria nel Mediterraneo sono descritte dal Ministro degli Interni come entità criminali che minano la sovranità nazionale. Tale narrativa serve al Ministro dell'Interno al fine di creare consenso politico per chi, come la sua parte politica, utilizzando violenza e discriminazione, si autoproclama protettore della società italiana e dei suoi valori.

La storia ha già visto queste logiche e l’Europa tutta ne ha già pagato il prezzo.

L’ANPI Berlino Brandeburgo non si ritrova in tali manifestazioni del Governo, né nei suoi peggiori epigoni, in primis il Ministro dell'Interno che, pur avendo giurato fedeltà alla Costituzione Repubblicana italiana, la calpesta quotidianamente violandone gravemente i principi fondamentali, a partire dall'antirazzismo e dal rispetto della vita umana.

In questo contesto l’Europa tutta è chiamata a rispondere alla complessità della questione migratoria. E, per una migliore gestione dell’emergenza umanitaria nel Mediterraneo, in primo luogo deve essere modificata la Convenzione di Dublino, al fine di raggiungere un equo impegno europeo nella gestione della crisi. Ciò limiterebbe la dilagante degenerazione xenofoba e nazionalistica a cui assistiamo a livello europeo.

Noi siamo con la Capitana Carola Rackete, con i migranti e con i paesi europei che li hanno accolti e che hanno mostrato un’attenzione ai diritti umani che il Governo Italiano ignora ma che gran parte degli italiani ha a cuore, come hanno mostrato le numerose manifestazioni di questi giorni.

Noi siamo contro la barbarie ed è per questa ragione che  ADERIAMO alla Manifestazione Nazionale FÜR DIE RECHTE von GEFLÜCHTETEN  per sostenere CAROLA RACKETE

e invitiamo chiunque si ritrovi negli ideali della resistenza antifascista dell’ANPI a partecipare dietro alla nostra bandiera.

Appuntamento a Berlino, 6 luglio 2019 Bundeskanzleramt Otto von Bismark Straße 10557 Berlin ...continua a leggere "ANPI Berlino Brandeburgo aderisce alla Manifestazione Nazionale ” Für die Rechte von Geflücheteten”. Appuntamento a Berlino 6 luglio 2019 ore 14"

FONTE ASGI.IT

Ventuno internazionalisti italiani hanno condiviso un breve intervento, steso dal prof. Pasquale De Sena, Enzo Cannizzaro e Riccardo Pisillo Mazzeschi,  pubblicato dal Corriere della Sera, a proposito delle posizioni espresse dal consulente legale del Ministero dell’Interno sul caso “Sea Watch” .

...continua a leggere "21 internazionalisti :«Nei porti ciascuno Stato eserciti la propria sovranità, ma nel rispetto del diritto internazionale»"


A.M.B. mercoledì 3 luglio 2019
Il governo di Tripoli accusa le forze armate del generale Haftar. Oltre cento i feriti. Le vittime sono in maggioranza eritrei, sudanesi e somali. Caritas: tragedia annunciata
Soccorritori della Mezzaluna Rossa nel centro di detenzione per migranti di Tajoura (Ansa)

Soccorritori della Mezzaluna Rossa nel centro di detenzione per migranti di Tajoura (Ansa)

Almeno 44 persone sono rimaste uccise nel raid aereo che ha colpito un centro di detenzione di migranti a Tajoura alla periferia orientale di Tripoli, in Libia. La maggior parte delle vittime proveniva dall'Africa orientale, riportano fonti locali. Oltre 130 persone sono rimaste ferite.

Il governo di unità nazionale di Tripoli accusa del raid le forze del sedicente Esercito nazionale libico guidato dal generale Khalifa Haftar. Il primo ministro Fayez al Serraj in una dichiarazione ha parlato di attacco «premeditato» e «preciso» e denunciato «il crimine odioso».

«Questo bombardamento costituisce chiaramente un crimine di guerra» ha dichiarato in una nota pubblicata dall'Unsmil il Rappresentante speciale dell'Onu per la Libia, Ghassan Salamé. L'inviato delle Nazioni Unite «ha invitato la comunità internazionale a condannare questo crimine e a imporre sanzioni a coloro che l'hanno ordinato» ed «eseguito». ...continua a leggere "Libia. Bombe su centro di detenzione migranti: decine di morti. Onu: crimine di guerra"