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Un approfondito reportage di Nello Scavo, inviato del quotidiano  Avvenire  sull'inchiesta della Procura di Agrigento sulla vicenda della nave "Sea Watch", nel quale si analizza, in particolare, il profilo del mancato rispetto delle Convenzioni internazionali in materia di diritti umanitari, cui l’Italia ha aderito» e che costituiscono  «un limite alla potestà legislativa dello Stato  ai sensi degli articoli 10, 11 e 117 della Costituzione>>

L'articolo (22 agosto 2019):

https://www.avvenire.it/attualita/pagine/migranti-le-accuse-a-salvini-indaginefbclid=IwAR3atoi5lUrd0iuBFbIoSbHIkS3yQI2l5riysqYHS_EfvAOSIKO0A6NXVe0

FONTE ILMANIFESTO

Autore : Carlo Lania 

L'ex ministro: «Per l’art. 3 della Carta la dignità sociale va riconosciuta a tutti, cittadini e migranti. Il giorno in cui nel Mediterraneo morivano 150 persone, l’Italia vota l’inasprimento del decreto sicurezza. Attenti, così si dà forza alla cultura dell’odio»

«Ci sono tre esempi emblematici di soggetti che oggi in particolare vivono situazioni di diversità e discriminazione e verso i quali si scatena l’intolleranza: uno è l’ebreo, con l’antisemitismo che sta rinascendo pesantemente. L’altro è la donna, vittima di una cultura che prima la vuole in casa a pensare ai bambini e poi si trasforma in una subcultura del femminicidio quando afferma “non sei più mia e allora non sei di nessuno”. Infine c’è l’immigrato, il diverso per definizione. Non si può affrontare l’immigrazione dimenticando la pari dignità sociale di tutte le persone (cittadini e stranieri) perché si rischia di imboccare una strada nella quale la diversità è madre dell’intolleranza, e da questa può nascere l’odio. Penso che i due decreti immigrazione-sicurezza possano in un certo modo rappresentare passi in quella direzione, e il secondo – il quale persevera – preoccupa per questo quasi più del primo». Giovanni Maria Flick è stato presidente della Corte costituzionale e ministro della Giustizia nel primo governo Prodi.

Presidente cosa la preoccupa di più del secondo decreto sicurezza?

Non c’è nessun tipo di “ravvedimento operoso”, come viene chiamato dai penalisti, per quanto riguarda i migranti; anzi al contrario si rafforzano gli ostacoli al salvataggio in mare da parte delle organizzazioni non governative. La previsione di una sanzione amministrativa elevata e la possibilità di arresto in flagranza per il comandante della nave che non rispetta l’alt ordinato dalle autorità sono misure che lasciano perplessi. Lascia ancora più perplesso la circostanza che per il divieto di accesso, sosta e transito si parli di presunzione di violazione della legge sull’immigrazione e di clandestinità: si presuppone cioè una complicità delle Ong nel traffico di esseri umani, non si comprende su quali elementi perché quella complicità non è stata in alcun caso e in alcun modo provata. Sulla base di cosa si presuppone questo collegamento? La formula mi pare ambigua: chi, dove, quando, come e dove opera quella presupposizione?

Cade la presunzione di non colpevolezza.

Da un lato cade la presunzione di non colpevolezza, dall’altro mi sembra che ci sia una clamorosa violazione del principio dell’obbligo di salvataggio in mare riconosciuto internazionalmente e dal nostro ordinamento, oltre che imposto dalla solidarietà che è un cardine della nostra Costituzione. E arriviamo al nodo di fondo della questione: la impossibilità di utilizzare i migranti come strumenti per convincere gli altri membri dell’Unione europea alla ripartizione di quei migranti. C’è una vecchia regola, fondamentale, secondo cui una persona non può mai essere strumento ma sempre e soltanto un fine. ...continua a leggere "Flick: «Le Ong si criminalizzano senza prove. Salta l’obbligo al salvataggio in mare» L’allarme del presidente emerito della Corte Costituzionale."

31 Luglio 2019

Un documento ritrovato. Ravenna, 14 gennaio 2002

Come dimenticare Francesco Saverio Borrelli? In realtà, in questi suoi ultimi anni di silenzio, non lo abbiamo mai dimenticato.

Furono le sue parole che ci misero in movimento, simultaneamente, a Ravenna  e in tanti altri luoghi, in Italia. Ricordo bene l’intensa emozione che ebbi  nell’ascoltare le parole con le quali concluse l’apertura dell’anno giudiziario a Milano, il 12 gennaio 2002. Resistere, resistere, resistere, come su una irrinunciabile linea del Piave. E i parlamentari di centro destra che lasciano il palazzo di Giustizia, cartina di tornasole. Le sue parole avevano colpito nel segno. Parole semplici e dirompenti, che mossero molte coscienze. Con il resistere, musica per orecchie antifasciste, come erano – e sono - le nostre. E per orecchie casomai meno radicali delle nostre ma colpite dal linguaggio risorgimentale e  patriottico una irrinunciabile linea del Piave. La patria è in pericolo.

Il mattino dopo, nella mia scuola, un gruppo di docenti si mosse. Un breve comunicato stampa di solidarietà, firmato in pochi minuti da decine di colleghi. La stampa ci aiuta. Nel giro di pochi giorni le decine diventano centinaia. Il Resto del Carlino ci dedica una locandina a grandi caratteri 750 le firme raccolte in pochi giorni. Arrivano firme da altre scuole, da cittadine e cittadini. Entusiasmo.  A Firenze, dopo poche settimane, il Laboratorio per la Democrazia indice un corteo a tamburo battente. Aspettavano  mille persone. Ne arrivano dodicimila. Comincia, in quasi tutte le città, la stagione dei girotondi. Anche a Ravenna. Entriamo in contatto con la sede ravennate dell’Associazione Nazionale Magistrati. Fondiamo il Comitato Emergenza Legalità, attivo poi per molti anni. Dopo il 2006 ci rinominammo, speranzosi, Comitato per la Legalità e la Democrazia. Portammo il tema legalità costituzionale in molte scuole, con la preziosa e continuativa collaborazione di Gherardo Colombo. Il 23 febbraio 2002, poco più di un mese dopo resistere, MicroMega convoca a Milano, al Palavobis, una manifestazione nazionale a sostegno della indipendenza della Magistratura. Organizziamo pulman da Ravenna, che si riempiono in poche ore. Si aspettavano, a Milano, diecimila persone, ne arrivano quarantamila. Per chi non riesce ad entrare, altoparlanti esterni. Un pomeriggio memorabile, indimenticabile. Passione civile altissima.  Per qualche anno ci siamo scherzosamente definiti quelli del Palavobis. Resistenti  ostinati. Questa mobilitazione sfociò poi, dopo quattro anni, nel movimento referendario che disse NO alla riforma costituzionale di Berlusconi.

Il seguito è altra storia.

Ho ritrovato il comunicato ravennate del 14 gennaio 2002. >>>

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