Vai al contenuto

 

FONTE ILMANIFESTO CHE RINGRAZIAMO

Autore  

Internet. Una vasta campagna di epurazione contro le pagine solidali con il popolo curdo. Dopo le organizzazioni e le reti di sostegno tocca a testate giornalistiche e media indipendenti. Lorusso (segretario Fnsi): «Inaudito e inaccettabile»

DOPO LE PAGINE di reti e organizzazioni solidali con il popolo curdo, la censura di Facebook si è abbattuta su testate indipendenti e legate ai movimenti sociali italiani. Oscurate ieri le pagine di Global Project, Milano in Movimento e Contropiano. Stessa sorte rischia di toccare a DinamoPress, Infoaut e Radio Onda d’Urto. Tutte insieme raccoglievano centinaia di migliaia di follower. Mentre scriviamo la «pulizia» continua a estendersi verso centri sociali e account privati.

LA PROCEDURA è semplice: prima gli amministratori ricevono notifiche di post che violerebbero la policy del social network, poi le pagine scompaiono. Le accuse sono ricondotte al punto due del I capitolo degli standard della community, riferito a «persone e organizzazioni pericolose». I post incriminati hanno a che fare con il partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk), ancora inserito nelle liste del terrorismo internazionale, e con la figura del suo fondatore Abdullah Öcalan, rinchiuso dal 1999 nell’isola prigione turca di Imrali.

SI TRATTA principalmente di fotografie o video di mobilitazioni in cui compaiono, anche in secondo piano, bandiere con la stella del partito o il volto del leader curdo. Simboli che sono continuamente esposti in luoghi pubblici e durante manifestazioni. A Global Project, testata giornalistica registrata nel 2003, è stato contestato uno scatto del funerale di Lorenzo Orsetti, ragazzo italiano morto combattendo l’Isis. A Radio Onda d’Urto, testata dal 1986, un post che annunciava in tono neutro una trasmissione sulla storia del Pkk.

SUL COME sia iniziata questa vastissima campagna di epurazione si possono fare solo ipotesi. Una possibilità è che profili legati al regime turco abbiano segnalato in maniera sistematica e organizzata le pagine non gradite. Un’altra è che l’azione sia partita proprio da Facebook, magari dopo la riunione del lunedì in cui i dirigenti fanno il punto sulle novità delle regole da rispettare.

IN OGNI CASO la tempistica dell’offensiva digitale dell’azienda di Mark Zuckerberg coincide chirurgicamente con quella dell’attacco militare di Recep Tayyip Erdogan. Il presidente turco, che mentre accendeva le armi da guerra spegneva per l’ennesima volta i social network in diverse aree del suo paese, ha l’evidente problema di ricostruirsi credibilità a livello internazionale. Silenziare le voci critiche e di opposizione alla sua guerra e alle sue politiche liberticide è un tassello importante.

SEMBRA CHE FACEBOOK abbia scelto da che parte stare, anche in spregio all’articolo 21 della Costituzione italiana che afferma: «La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure». «È inaudito e inaccettabile – afferma Raffaele Lorusso, segretario generale della Federazione nazionale stampa italiana – Si vuole impedire di illuminare il dramma di un’intera popolazione aggredita. Questo episodio conferma la necessità di affrontare a livello europeo la regolamentazione della rete».

Riprendiamo dal sito dell'ANPI Nazionale il testo dell'Appello per una risoluzione della gravissima crisi: 

Alla Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen
All'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell
Al Presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli
Al Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte
Al Ministro degli Affari Esteri, Luigi Di Maio
Alla Presidente del Senato della Repubblica, Maria Elisabetta Alberti Casellati
Al Presidente della Camera dei Deputati, Roberto Fico

Viviamo con angoscia queste ore nelle quali si sta minacciosamente aggravando la situazione al confine tra Turchia e Siria, una regione già funestata da una guerra cruenta di molti anni che ha prodotto innumerevoli vittime, soprattutto tra i civili.
A seguito delle improvvide dichiarazioni del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump - che annunciavano il ritiro delle truppe americane dai quei territori, anche se oggi smentite - il Presidente della Turchia Recep Tayyip Erdoğan ha dato avvio ai bombardamenti e all'avanzata dell'esercito nelle zone storicamente abitate dalle popolazioni curde, con le quali lo Stato Turco ha ormai da diversi decenni un rapporto più che conflittuale.
L'esercito formato interamente da donne e uomini di etnia curda è stato negli ultimi anni alleato delle forze occidentali e protagonista nel respingimento dell'avanzata dell'Isis, per la cui causa ha pagato un ingente prezzo di sangue.
La convivenza tra la popolazione turca e curda in queste regioni è stata storicamente possibile e potrà esserlo ancora solo se lo Stato Turco accetti di sedersi a un tavolo di trattative con i rappresentanti curdi, con pari dignità, per trovare un accordo sul riconoscimento e indipendenza dei loro territori.
La comunità internazionale, l'Europa, l'Italia, hanno ancora fresco un debito di riconoscenza nei confronti delle donne e degli uomini curdi che si sono battuti fino alla morte per fermare il comune nemico Daesh e salvaguardare la sicurezza e serenità dell'Europa e del nostro Paese, di noi tutti.
Chiediamo che si avvii immediatamente una forte e decisa azione diplomatica perché:
• cessino immediatamente le ostilità e si fermino le manovre di invasione del territorio curdo;
• si dia mandato senza esitazioni a una delegazione internazionale che garantisca in loco la fine delle ostilità, il rispetto dei confini, il diritto internazionale;
• si provveda all'invio di soccorsi per eventuali feriti;
• si apra una sessione di discussione dedicata, tanto nel Parlamento europeo quanto in quello italiano;
• si chieda che il caso sia messo con urgenza all'ordine del giorno del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

ANPI

ARCI

CGIL

LEGAMBIENTE

Roma, 9 ottobre 2019

https://www.anpi.it/articoli/2247/

In questi giorni si è aperta un'altra pagina nella storia dei Curdi e di quella regione, con i primi morti ieri; questo tocca le nostre coscienze. Conoscere è il primo passo per decidere da quale parte stare e, come crediamo giusto, per chiedere con forza interventi che fermino questa logica di predominio armato. Questa pagina non prevede commenti, ma invitiamo chi fosse interessato a collegarsi a Facebook ANPI Berlino-Brandeburgo per partecipare a un dialogo, a uno scambio di informazioni e di opinioni per maturare insieme una risoluzione della nostra sezione Anpi.

La resistenza dei nostri Partigiani deve essere oggi la resistenza delle nostre coscienze democratiche.

Pubblichiamo qui un articolo approfondito de "IlSole24ore", che ringraziamo L'ARTICOLO