A.M.B. mercoledì 3 luglio 2019
Il governo di Tripoli accusa le forze armate del generale Haftar. Oltre cento i feriti. Le vittime sono in maggioranza eritrei, sudanesi e somali. Caritas: tragedia annunciata
Soccorritori della Mezzaluna Rossa nel centro di detenzione per migranti di Tajoura (Ansa)

Soccorritori della Mezzaluna Rossa nel centro di detenzione per migranti di Tajoura (Ansa)

Almeno 44 persone sono rimaste uccise nel raid aereo che ha colpito un centro di detenzione di migranti a Tajoura alla periferia orientale di Tripoli, in Libia. La maggior parte delle vittime proveniva dall'Africa orientale, riportano fonti locali. Oltre 130 persone sono rimaste ferite.

Il governo di unità nazionale di Tripoli accusa del raid le forze del sedicente Esercito nazionale libico guidato dal generale Khalifa Haftar. Il primo ministro Fayez al Serraj in una dichiarazione ha parlato di attacco «premeditato» e «preciso» e denunciato «il crimine odioso».

«Questo bombardamento costituisce chiaramente un crimine di guerra» ha dichiarato in una nota pubblicata dall'Unsmil il Rappresentante speciale dell'Onu per la Libia, Ghassan Salamé. L'inviato delle Nazioni Unite «ha invitato la comunità internazionale a condannare questo crimine e a imporre sanzioni a coloro che l'hanno ordinato» ed «eseguito».

Due bombardamenti nella notte

Il raid aereo è avvenuto nella notte a Tajoura, quartiere a una ventina di chilometri a est della capitale. Si è trattato di due bombardamenti a pochi minuti di distanza l'uno dall'altro. I soccorritori hanno portato via i corpi di una quarantina di persone, ma il timore è che molti altri siano sotto le macerie.

L'aereo che ha compiuto il raid «probabilmente è egiziano o degli Emirati» arabi uniti (Eau), ha detto in mattinata un consigliere comunale di Tripoli, Ahmed Wali, riferendosi a due Paesi che appoggiano l'esercito di Haftar.

Nell'hangar erano recluse circa 600 persone, in maggioranza originarie di Eritrea, Somalia e Sudan. A fornire il dato è ll'Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr), testimoni locali parlano invece di 150 migranti detenuti. Molti di loro, denunciano alcuni media internazionali, erano rinchiusi a causa dei rimpatri della Guardia costiera libica finanziata dall'Unione Europea. Alcuni attendevano di conoscere il proprio destino anche da due anni.

Quel che resta del centro di detenzione per migranti dopo il raid della notte scorsa (Ansa)

Quel che resta del centro di detenzione per migranti dopo il raid della notte scorsa (Ansa)

L'offensiva del generale Haftar contro Tripoli

La Libia è divisa tra due governi in guerra e le forze di Haftar controllano gran parte dell'est e del sud del Paese.

CHI È IL GENERALE HAFTAR CHE DETTA LEGGE IN LIBIA di Giorgio Ferrari

Il braccio di ferro tra il governo tripolino, riconosciuto dall'Onu, e quello del generale Haftar con sede in Cirenaica, si è fatto più duro da aprile, quando il militare ribelle ha intensificato gli attacchi per conquistare Tripoli, con rischi per la popolazione e per i migranti, impossibilitati a lasciare i centri di detenzione. In totale si tratterebbe di poco più di 5.800 persone, stando a dati dell'Onu.

Operatori del centro di detenzione di Tajoura riuniti all'aperto dopo il bombardamento della notte scorsa (Ansa)

Operatori del centro di detenzione di Tajoura riuniti all'aperto dopo il bombardamento della notte scorsa (Ansa)

Le ombre sulla politica Ue su Libia e migranti

Il dramma che si è consumato a Tajoura getta una nuova ombra sulle politiche migratorie degli Stati europei, a cui da tempo le organizzazioni umanitarie chiedono di portare via i migranti bloccati nei centri. «5.800 persone non è un numero enorme, è impossibile che i governi europei non riescano a trovare una soluzione», aveva dichiarato già il mese scorso Julien Raickman, responsabile di Medici senza frontiere.

Nel mirino delle critiche sono finite anche le agenzie delle Nazioni Unite per migranti e rifugiati, dopo che domenica è circolata la notizia della morte di 20 migranti per fame, sete e malattie nel centro di detenzione di Zintan, nel nord. L'Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) si è giustificato spiegando che a causa del conflitto armato gli operatori non possono più raggiungere liberamente questi luoghi.

Dopo il bombardamento di Tajoura, l'Unhcr in una nota ha condannato l'attacco e sollecitato le parti in guerra a risparmiare i civili, i quali «non possono mai essere un obiettivo».

Da mesi l'Onu denuncia le condizioni allarmanti dei migranti nei centri di detenzione libici.

Caritas: una tragedia annunciata

Quella di Tajoura è stata «una tragedia annunciata, visto l'intensificarsi del conflitto armato e le condizioni in cui versano le persone nei centri di detenzione prossimi alle aree di guerra». A dirlo è la Caritas italiana, in una nota in cui aggiunge: «Salgono a più di cento i morti tra i civili - che come sempre sono le vittime innocenti della guerra - e si contano oltre 100.000 persone sfollate e altrettante che necessitano di assistenza umanitaria».

Caritas denuncia come «particolarmente grave» la situazione dei migranti in Libia «costretti a vivere in condizioni già disperate e per di più con il rischio di attacchi come quello della notte scorsa».