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FRA I MIGRANTI SALVATI CI SONO DOTTORI E INGEGNERI. MA L’ITALIA SE LO DIMENTICA.

 

 

DI OIZA Q. OBASUYI

9 LUGLIO 2019

FONTE THEVISION.COM

All’Università degli studi di Palermo è stato presentato a luglio il progetto Pass accademico delle qualifiche dei rifugiati, strumento che permette ricostruire le qualifiche e il percorso di studi di chi è in possesso della protezione, anche nei casi di documentazione frammentaria o del tutto assente. L’iniziativa è stata promossa dal Coordinamento nazionale sulla valutazione delle qualifiche dei rifugiati (Cnvqr), istituzione che fa a sua volta parte di un progetto internazionale a cui aderiscono Armenia, Canada, Francia, Germania, Grecia, Italia, Olanda, Norvegia e Regno Unito, con l’obiettivo di valutare i titoli di studio dei rifugiati.
L’attuale dibattito sui migranti si riduce a un pro o contro privo di basi solide per costruire un dialogo costruttivo sull’attuale “crisi migratoria”. A chi sostiene che la chiusura totale dei porti e i respingimenti in mare siano l’unica soluzione, si contrappone chi porta avanti un ragionamento basato sulle parole “accoglienza” e “salvare” e su esortazioni come “restiamo umani”. Spesso si finisce per parlare dei migranti come di semplici numeri o, nei casi peggiori, come di pacchi da rimbalzare da uno Stato a un altro. L’iniziativa dell’ateneo di Palermo ha dimostrato che esiste un modo diverso per parlare di queste persone, mettendo al centro le loro voci. Spesso ci dimentichiamo che i migranti hanno una vita, aspirazioni, formazione e un’identità e non sono solo i detenuti di un campo in Libia e i naufraghi di una barcone in mezzo al Mediterraneo. Nella nostra narrazione finiscono per diventare esclusivamente parassiti o “cuccioli” da salvare, con tutto il paternalismo che ne deriva e l’assenza di una visione che li descriva come nostri pari.

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