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Autore Federico Quadrelli
Fonte : Formiche.net
Due regioni al voto. Due realtà con qualche similitudine. Due esisti completamente diversi. La politica al tempo dei populismi della destra radicale in Europa.
Il caso ha voluto che alle elezioni regionali andassero allo stesso tempo due territori, in due Paesi diversi, che però condividono qualche cosa: sono piccole ed hanno sempre visto la sinistra come forza preponderante nel governo locale. Per l’Umbria dal PCI per arrivare al PD. In Turingia con Die Linke.

.....Segnaliamo il link all'articolo  di Federico Quadrelli pubblicato sul sito formiche.net

Turingia e Umbria al voto: un commento

 

FONTE ILMANIFESTO CHE RINGRAZIAMO

Autore  

Internet. Una vasta campagna di epurazione contro le pagine solidali con il popolo curdo. Dopo le organizzazioni e le reti di sostegno tocca a testate giornalistiche e media indipendenti. Lorusso (segretario Fnsi): «Inaudito e inaccettabile»

DOPO LE PAGINE di reti e organizzazioni solidali con il popolo curdo, la censura di Facebook si è abbattuta su testate indipendenti e legate ai movimenti sociali italiani. Oscurate ieri le pagine di Global Project, Milano in Movimento e Contropiano. Stessa sorte rischia di toccare a DinamoPress, Infoaut e Radio Onda d’Urto. Tutte insieme raccoglievano centinaia di migliaia di follower. Mentre scriviamo la «pulizia» continua a estendersi verso centri sociali e account privati.

LA PROCEDURA è semplice: prima gli amministratori ricevono notifiche di post che violerebbero la policy del social network, poi le pagine scompaiono. Le accuse sono ricondotte al punto due del I capitolo degli standard della community, riferito a «persone e organizzazioni pericolose». I post incriminati hanno a che fare con il partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk), ancora inserito nelle liste del terrorismo internazionale, e con la figura del suo fondatore Abdullah Öcalan, rinchiuso dal 1999 nell’isola prigione turca di Imrali.

SI TRATTA principalmente di fotografie o video di mobilitazioni in cui compaiono, anche in secondo piano, bandiere con la stella del partito o il volto del leader curdo. Simboli che sono continuamente esposti in luoghi pubblici e durante manifestazioni. A Global Project, testata giornalistica registrata nel 2003, è stato contestato uno scatto del funerale di Lorenzo Orsetti, ragazzo italiano morto combattendo l’Isis. A Radio Onda d’Urto, testata dal 1986, un post che annunciava in tono neutro una trasmissione sulla storia del Pkk.

SUL COME sia iniziata questa vastissima campagna di epurazione si possono fare solo ipotesi. Una possibilità è che profili legati al regime turco abbiano segnalato in maniera sistematica e organizzata le pagine non gradite. Un’altra è che l’azione sia partita proprio da Facebook, magari dopo la riunione del lunedì in cui i dirigenti fanno il punto sulle novità delle regole da rispettare.

IN OGNI CASO la tempistica dell’offensiva digitale dell’azienda di Mark Zuckerberg coincide chirurgicamente con quella dell’attacco militare di Recep Tayyip Erdogan. Il presidente turco, che mentre accendeva le armi da guerra spegneva per l’ennesima volta i social network in diverse aree del suo paese, ha l’evidente problema di ricostruirsi credibilità a livello internazionale. Silenziare le voci critiche e di opposizione alla sua guerra e alle sue politiche liberticide è un tassello importante.

SEMBRA CHE FACEBOOK abbia scelto da che parte stare, anche in spregio all’articolo 21 della Costituzione italiana che afferma: «La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure». «È inaudito e inaccettabile – afferma Raffaele Lorusso, segretario generale della Federazione nazionale stampa italiana – Si vuole impedire di illuminare il dramma di un’intera popolazione aggredita. Questo episodio conferma la necessità di affrontare a livello europeo la regolamentazione della rete».

FONTE : ILMITTE.COM  CHE RINGRAZIAMO

Ha sparato per 35 minuti con una telecamera sulla testa e ha trasmesso l’attacco in diretta sul web, il responsabile dell’attentato antisemita che si è consumato oggi ad Halle, nella Germania est.

L’uomo, di nazionalità tedesca e identificato come Stephan Balliet, 27 anni, ha aperto il fuoco davanti a una sinagoga nel quartiere di Paulus, uccidendo due persone e ferendone altre due. Subito dopo ha lanciato una granata contro un cimitero. Durante l’attacco avrebbe urlato: “Gli ebrei sono la radice di tutti i mali“.

La matrice neonazista dell’attentato antisemita, è un’ipotesi avvalorata da più fonti.

Prima di portare a compimento l’attentato, il killer si è ripreso mentre negava l’olocaustoattaccava le femministe, ritenendole la causa del calo di tassi di natalità in Occidente, e insultava gli immigrati.
Il video mostra l’arsenale di Balliet e il suo tentativo di posizionare dell’esplosivo davanti alla sinagoga e quindi di forzarne più volte la porta, sparando.

All’interno della sinagoga c’erano in quel momento circa 80 persone, secondo quanto dichiarato allo Spiegel dal leader della comunità religiosa Max Privorozki. Dopo aver tentato più volte di entrare nella sinagoga, per fortuna senza successo, l’uomo ha aperto il fuoco all’esterno, freddando una donna che passava a circa 30 metri dalla sinagoga e un uomo intento a mangiare un kebab.

Dopo il blitz l’attentatore ha tentato di fuggire, ma è stato arrestato. Pare che l’uomo non fosse precedentemente noto alla polizia e per il momento è considerato l’unico colpevole, anche se le indagini sono appena iniziate e di sicuro la vicenda avrà pesantissime conseguenze.

A questo proposito la polizia di Halle, dal suo twitter ufficiale, ha invitato le persone a non diffondere in rete immagini o video dell’attentato, ma a inoltrarle alle forze dell’ordine.

La tragedia è avvenuta proprio nel giorno dello Yom Kippur o Giorno della Riconciliazione, forse la più importante festività ebraica, e ha profondamente sconvolto le istituzioni e l’opinione pubblica.

Attraverso un tweet del portavoce del governo tedesco, Steffen Seibert, la cancelliera Angela Merkel ha espresso “profonde condoglianze ai parenti delle vittime dell’attentato a Halle” e ha espresso “la solidarietà del governo a tutte le ebree e gli ebrei nel giorno festivo dello Yom Kippur”.

L’assemblea generale della Camera del Lavoro di Firenze dice no alla Risoluzione del Parlamento europeo che equipara nazismo e comunismo. Ieri, all’Auditorium Crf, alla presenza del segretario nazionale Emilio Miceli, il “parlamentino” della Cgil fiorentina ha votato all’unanimità un Ordine del giorno proposto dalla segreteria provinciale affinché si faccia pressione per cambiare la risoluzione del Parlamento Europeo sull’equiparazione tra nazismo e comunismo: la Cgil di Firenze “condivide le molte voci di dissenso autorevoli che si sono sollevate in questi giorni a partire da quella della Presidenza dell’Anpi che giustamente ricorda come non si possano accumunare “oppressi ed oppressori, vittime e carnefici, invasori e liberatori”, si legge nel documento.

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E’ la prima Camera del Lavoro d’Italia che si schiera apertamente contro il voto del parlamento europeo, già contestato dall’Anpi e dall’Arci, e criticato anche dal presidente dell’europarlamento David Sassoli e dal parlamentare europeo ed ex medico dei migranti di Lampedusa, Pietro Bartolo. “Ho visto compagni e compagne alzare tutte e due le braccia. Fiero di appartenere a questa organizzazione”, ha commentato il dirigente sindacale Paolo Grasso. Qui il testo dell’ordine del giorno:

L’assemblea Generale della CdLM di Firenze riunita il 3 ottobre esprime forte preoccupazione per la risoluzione approvata il 19 settembre scorso dal Parlamento europeo in cui di fatto si equipara fascismo e comunismo. Condivide le molte voci di dissenso autorevoli che si sono sollevate in questi giorni a partire da quella della Presidenza dell’ANPI che giustamente ricorda come non si possano accumunare “oppressi ed oppressori, vittime e carnefici, invasori e liberatori”. La storia democratica di questo paese e la storia della CGIL hanno avuto in dirigenti come Di Vittorio e Trentin, e in milioni di militanti comunisti, riferimenti importanti che non possono essere in nessun modo equiparati all’esperienza criminale del fascismo.Per questo chiediamo alla CGIL nazionale di prendere una netta posizione sulla risoluzione e di farsi promotrice nella CES di un’azione per chiedere una revisione della presa di posizione della UE.

 

L’Anpi interviene sulla risoluzione approvata dal Parlamento europeo che equipara nazismo e comunismo. Un voto che sta scatenando un fiume di polemiche, dal  sapore revisionista. L’associazione nazionale partigiani d’Italia prende posizione con un comunicato, durissimo, in cui esprime tutta la propria “preoccupazione per la risoluzione del Parlamento Europeo che equipara nazifascismo e comunismo”. Qui il comunicato dell’Anpi.

Comunicato della Presidenza e della Segreteria nazionali ANPI

“L’ANPI esprime profonda preoccupazione per la recente risoluzione del Parlamento Europeo in cui si equiparano nazifascismo e comunismo, per altro in palese contrasto con la risoluzione antifascista, antinazista e antirazzista del 25 ottobre 2018. In un’unica riprovazione si accomunano oppressi ed oppressori, vittime e carnefici, invasori e liberatori, per di più ignorando lo spaventoso tributo di sangue pagato dai popoli dell’Unione Sovietica – più di 22 milioni di morti – e persino il simbolico evento della liberazione di Auschwitz da parte dell’Armata rossa. Davanti al crescente pericolo di nazifascismi, razzismi, nazionalismi, si sceglie una strada di lacerante divisione invece che di responsabile e rigorosa unità. L’ANPI si augura che al più presto giunga dal Parlamento Europeo, al fine della sua stessa autorevolezza e credibilità, il chiaro segnale di un radicale ripensamento, nel solco dei principi che ispirarono la creazione di un’Europa Unita, figlia dell’antifascismo e delle donne e uomini che si opposero ai regimi nazifascisti e frutto del pensiero dei confinati a Ventotene proprio dal regime fascista”.

PRESIDENZA E SEGRETERIA NAZIONALI ANPI

22 settembre 2019

Decine di militanti del partito di Matteo Salvini gli hanno urlato di tutto, e il servizio di sicurezza l'ha dovuto scortare al sicuro

Il giornalista Gad Lerner è stato pesantemente insultato da decine di militanti della Lega durante l’annuale raduno del partito in programma oggi a Pontida, in provincia di Bergamo. Secondo la testimonianza del giornalista di Repubblica Matteo Pucciarelli, Lerner è stato «ricoperto di insulti, grida e improperi» e successivamente «accerchiato» da alcuni militanti. Gli addetti alla sicurezza della Lega lo hanno poi dovuto scortare fino all’area riservata ai giornalisti, aggiunge Pucciarelli.

il video

Per leggere l'articolo completo vai alla fonte ILPOST.IT

 

La Sezione Anpi Berlino Brandeburgo ricorda Piero Scaramucci, fondatore di Radio Popolare, protagonista del Gruppo di Fiesole, per anni inviato Rai, autore di inchieste sulle stragi di Stato, anti-fascista sempre in prima linea contro censura e bavagli, in difesa della Costituzione.

Nato a Praga nel 1937, Scaramucci era entrato in Rai nel 1961. Nel 1976 aveva contribuito a fondare l'emittente, di cui è stato direttore dal 1992 al 2002.

Vedi Servizio  SKY 

Questo il ricordo di Paolo Serventi Longhi, ex direttore della Fnsi.

“Devo molto, dobbiamo molto a Piero Scaramucci noi giornalisti che riteniamo di avere una coscienza professionale, sociale e sindacale. Uomo e collega integerrimo, sempre gentile e signore vero. Impegnato nel movimento dei giornalisti democratici, nella Federazione della Stampa, alla Lombarda. Spesso all'opposizione ma decisivo in momenti fondamentali della vita deL nostro Sindacato. Ricordo alcune riunioni della sua cara componente di Nuova Informazione a casa sua e di Mimosa a Milano nel 1996 quando si trattava di tenere insieme una difficile maggioranza nella Fnsi e di darle una connotazione progressista. Dopo un po' di anni ci siamo rivisti, entrambi delegati, al congresso di Levico Terme nello scorso febbraio e fu curioso incontrarci alla stazione di Trento all'arrivo dei nostri rispettivi treni. Un abbraccio che non scorderò mai. Grazie Piero per la tua onestà intellettuale di uomo di sinistra mai fazioso, di giornalista dalla schiena d'acciaio, e grazie per averci fatto conoscere la tua umanita' . Un abbraccio a Mimosa, alle amiche e agli amici di Nuova Informazione e di Controcorrente Ai colleghi di Radio Popolare e della Rai. Ho perso un grande amico.”

25 APRILE 2019
Piero Scaramucci, in onda il discorso cancellato a Pavia
di Massimo Bacchetta
Giovedì 25 aprile 2019 ore 14:11

Non sempre togliere voce a chi non si vuol far parlare è così facile.
Per fortuna.
Piero Scaramucci, assurdamente escluso, in corsa, dalle celebrazioni ufficiali del 25 aprile a Pavia, alla fine ha parlato lo stesso.
Se non da un palco, da un microfono.
Il nostro.
E’ andato in onda nello stesso orario in cui era previsto il suo discorso in piazza, poi cancellato su decisione del Commissario Prefettizio per evitare “possibili polemiche”, questa sarebbe l’ultima spiegazione.
La gravità dell’esclusione resta, il silenzio no.
E’ il minimo.
Cos’è stata la Liberazione, cosa ha prodotto, cosa ha seminato, cosa è ancora da coltivare: Scaramucci ha pronunciato sulle frequenze di Radio Popolare il discorso che avrebbe pronunciato dal palco.
Potete risentirlo qui:
Radio Popolare 

 

Le parole del sindaco di Milano Giuseppe Sala

"Oggi ci ha lasciato Piero Scaramucci, giornalista Rai ed ex direttore di Radio Popolare. Ha raccontato gli anni più caldi del nostro Paese con devozione nei confronti della verità e con straordinaria competenza. Milano lo ricorda con affetto". Con queste parole il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha ricordato il giornalista su Twitter. ( Fonte Sky )

Il ricordo del presidente dell'Anpi di Milano Roberto Cenati

Tra i primi a ricordare il giornalista, vicepresidente della sezione Anpi Almo Colombo, il presidente dell'Anpi provinciale di Milano Roberto Cenati. "Sono sempre state per noi fondamentali le sue analisi, approfondite, stimolanti e mai banali sulla situazione politica, economica e sociale del nostro Paese - sottolinea Cenati -. Ci siamo visti l'ultima volta lo scorso 10 agosto, in piazzale Loreto, nella ricorrenza del 75° anniversario dell'eccidio dei 15 Martiri e ci siamo ripromessi di riprendere con slancio l'iniziativa della nostra Associazione per contrastare il risorgere dei movimenti neofascisti e il crescente clima di odio e di intolleranza che sta investendo il nostro Paese". "Ricorderemo sempre Piero con commozione ed affetto. Alla moglie Mimosa, alla figlia Marianna, ai familiari esprimiamo l'affettuosa vicinanza di tutta l'Anpi", conclude Cenati. (Fonte Sky )

Il cordoglio di di Fnsi e Alg

"Ci ha lasciato Piero Scaramucci, fondatore di Radio Popolare, protagonista del Gruppo di Fiesole, per anni inviato Rai, autore di inchieste sulle stragi di Stato, anti-fascista sempre in prima linea contro censura e bavagli, in difesa della Costituzione". Lo sottolineano Fnsi e Alg. "Sino alla fine impegnato nel sindacato - prosegue la nota -, aveva partecipato anche all'ultimo Congresso nazionale della Stampa italiana come delegato della Lombardia eletto nelle liste di Nuova Informazione, che aveva contribuito a fondare, e anche in quella occasione aveva portato il suo spirito libero, critico, ironico, che ha segnato la sua vita professionale, sindacale e privata. La Federazione nazionale della Stampa italiana e l'Associazione Lombarda dei Giornalisti si stringono attorno ai familiari in un affettuoso abbraccio". ( Fonte Sky)

 

  1. Contro l’ossessione per il consenso di Matteo Pascoletti @matteoplatone matteo@valigiablu.it

FONTE VALIGIABLU.IT

La propaganda parla al bambino che è in noi, cerca di convincerlo attraverso la suggestione, i personaggi, le storie. Crea cornici (frame) che servono alla nostra mente per assimilare i concetti attraverso narrazioni e metafore – ricordate “Renzi il Rottamatore”? Chi fa informazione, in teoria, dovrebbe essere disincantato e scettico, maneggiare con cura questo tipo di linguaggio; non aderire ai suoi frame, piuttosto crearne di propri per svolgere al meglio la funzione di contropotere. Altrimenti contribuisce a diffondere la propaganda, vi aderisce quel tanto che basta per effettuare una precisa scelta, la stessa che richiedono le favole: la sospensione d’incredulità. Nelle favole gli animali parlano e noi scegliamo di crederci, entrando in un mondo di significati e simboli simile al nostro, ma non identico. Possiamo considerare una favola anche che negli anni ‘90 Silvio Berlusconi sia “sceso in campo” in un paese minacciato "dal pericolo comunista” per realizzare un “nuovo miracolo italiano”; miracolo possibile perché il fondatore di Forza Italia è un “unto dal Signore” cui manca solo il nostro voto. Abbiamo nell’ordine un eroe, un antagonista, un’impresa, un mandante (Dio) e un donatore (gli elettori).

Naturalmente chi votava Forza Italia negli anni ‘90 non sceglieva – si spera – di credere all’origine divina di Silvio Berlusconi, così come chi legge una favola non inizia a credere che gli animali parlino. Però leggere una favola è un atto circoscritto: prendiamo un libro o consultiamo un sito web, ci immergiamo in un mondo simbolico, e poi avviene una cesura – chiudiamo il libro, cambiamo sito. Mentre i frame scandiscono la cronaca politica, i talk-show, i lanci di notizie sui social media.

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FIRMA QUESTA PETIZIONE

ll.mo Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella,

ci appelliamo alla Sua conclamata sensibilità ed al Suo rispetto per i valori umani e per la dignità della persona e chiediamo il Suo urgente intervento in relazione alla nota vicenda politica e giudiziaria riguardante Domenico Lucano, Sindaco del Comune di Riace (RC) per tre mandati consecutivi, vicenda a Lei certamente nota.

Dal 4 ottobre 2018, a seguito della richiesta della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Locri (RC), Domenico Lucano è stato sottoposto a misure cautelari restrittive della libertà personale, ovvero agli arresti domiciliari prima ed al divieto di dimora nel comune di Riace (RC) poi, misura quest'ultima ancora efficace.

Le ragioni dell'applicazione delle citate misure cautelari nei confronti di Domenico Lucano, accusato di essersi adoperato per favorire l'immigrazione clandestina attraverso la celebrazione di matrimoni fittizi (circostanza, peraltro, mai verificatasi) oltre che di aver proceduto ad affidamento diretto del servizio di raccolta di rifiuti a cooperative sociali (circostanza, nel caso di specie, ammessa dalla legge), venivano ricondotte al rischio di reiterazione dei reati contestati e di inquinamento probatorio in considerazione della carica di Sindaco che Domenico Lucano ha rivestito nel Comune di Riace fino allo scorso 26 maggio, data in cui i cittadini di Riace hanno eletto una nuova amministrazione comunale nella quale Domenico Lucano non ricopre alcuna carica pubblica, né amministrativa né politica.

Chiaro ed evidente risulta che oggi non vi è alcun motivo per ritenere che siano concrete ed attuali le motivazioni che hanno condotto all'applicazione delle citate misure cautelari.

A tutto quanto sopra si aggiunga che è pendente dinnanzi al Tribunale di Locri (RC) un processo a carico, tra gli altri, di Domenico Lucano, in cui verrà accertata la fondatezza delle accuse e rispetto al quale lo stesso ha sempre dichiarato piena fiducia nella magistratura.

Si aggiunga altresì che lo scorso mese di marzo 2019, a seguito del ricorso presentato dagli avvocati difensori di Lucano, si è pronunciata la Suprema  Corte di Cassazione che - in buona sostanza - ha ritenuto insussistenti le ragioni che hanno portato all'applicazione della misura restrittiva della libertà personale.

Alla luce di quanto sopra, ed in particolare della cessazione di ogni carica, di fatto, Domenico Lucano, cittadino incensurato, né, prima d'ora, neppure indagato per alcun tipo di reato, risulta oggetto di un esilio politico non giustificato da alcuna ragione giuridica.

Atteso che in questi giorni, l'anziano padre di Domenico Lucano, Roberto, 93enne, sta trascorrendo quelli che potrebbero essere i suoi ultimi giorni di vita visto il notevole aggravamentodella propria situazione di salute (affetto da una grave forma di leucemia è stato colpito anche da un infartonella propria abitazione di Riace, ove il figlio, Domenico, non può recarsi neanche per una breve visita.

In considerazione di tutto quanto sopra ci appelliamo alla Sua sensibilità ed ad un gesto umanitario, per dare la possibilità a Domenico Lucano ed al padre di potersi salutare con serenità dentro le mura della loro casa.
A tal fine chiediamo il Suo intervento affinché, con qualunque strumento a Sua disposizione e considerata la Sua posizione di Garante dei diritti costituzionali, si consenta a Domenico Lucano di poter tornare nel comune di Riace a far visita ed assistere il proprio anziano padre.
Confidando in un sollecito ed urgente riscontro e ringraziando per l'attenzione, si inviano

Distinti saluti.
Comitato Undici Giugno

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Si sono svolte in diverse zone di Berlino a partire da ieri pomeriggio a Spandau manifestazioni, flash mob e presidi contro il nazismo. Queste manifestazioni avvengono ogni anno con la ricorrenza della data della morte in carcere a Spandau del criminale nazista Rudolf Hess. Le manifestazioni antinaziste promosse da molte associazioni democratiche, sindacati, comunità ecclesiali e religiose ogni anno si prefiggono l’obiettivo di prevenire le commemorazioni da parte di movimenti neonazisti. Alla manifestazione che si è celebrata questa mattina in Alexanderplatz hanno partecipato diverse centinaia di persone. Durante la manifestazione sono intervenuti rappresentanti delle associazioni promotrici, dirigenti sindacali,rappresentanti di diverse confessioni religiose. All’iniziativa ha aderito la Sezione ANPI Berlino Brandeburgo presente  con i suoi simboli e lo striscione “Ora e sempre Resistenza”