Vai al contenuto

 

FONTE : WIRED.IT

AUTORE: SIMONE COSIMI

 

La pena corporale è ormai un evergreen della comunicazione politica leghista, e non solo: una retorica pericolosa, che fa del corpo del diverso un elemento sacrificale del consenso.
Sa di poterlo fare. Di colpire una minoranza fra le più devastate d’Europa. Ma il punto non è quello. Perché in questa Italia cattivista ciascuno di noi, a seconda delle proprie stagioni della vita, delle proprie fortune e sfortune o delle proprie scelte e condizioni, può trasformarsi in minoranza sotto attacco: donne, omosessuali, stranieri, avversari politici, disoccupati, meridionali, intellettuali, detenuti. Chiunque (con una certa prevalenza per gli obiettivi storicamente penalizzati).

Grazie a uscite come l’ultima, dedicata a una donna rom, Matteo Salvini – e con lui il tenore della comunicazione politica – ha spostato nel tempo il livello del dibattito sul piano punitivo corporale. “Questa maledetta ladra in carcere per trent’anni, messa in condizione di non avere più figli, e i suoi poveri bimbi dati in adozione a famiglie perbene. Punto” ha scritto lo scorso 18 giugno su Twitter rilanciando un articolo del Giornale che racconta la vicenda di Vasvija Husic, 33enne bosniaca e borseggiatrice seriale a quanto pare arrestata decine di volte, ma che finora ha evitato il carcere in virtù di una gravidanza in corso.>>>>

L'ARTICOLO PROSEGUE ALLA  FONTE SU WIRED.IT

FONTE  NIGRIZIA

Autore : Alex Zanotelli  

Ha preso il volo proprio da Riace, lo scorso maggio, la fondazione “È stato il vento” che intende rilanciare l’esperienza del comune della Locride, modello di accoglienza dei migranti. Gli ultimi 7-8 mesi sono stati davvero difficili in particolare per Mimmo Lucano, non tanto per l’iniziativa giudiziaria della Procura di Locri a carico dell’ex sindaco di Riace e ideatore del modello (l’inchiesta sul comune di Riace si è chiusa e si andrà a processo: l’accusa afferma che Lucano è il promotore di un’associazione a delinquere… ), quanto per il fatto che ha subito gli arresti domiciliari e poi il divieto di dimora a Riace. E intanto tutto quello che aveva costruito stava andando in pezzi. ...continua a leggere "RIACE RIPARTE. UN BUON VENTO LA SOSTIENE"

Octavian Ursu sarà il nuovo sindaco di Goerlitz. Ha vinto al ballottaggio contro il candidato del partito di estrema destra grazie anche al sostegno del mondo del cinema.

L'elezione di Octavian Ursu a nuovo sindaco della città tedesca di Goerlitz segna una doppia sconfitta per l'Afd. Non solo il partito Alternativa per la Germania non è riuscito a conquistare per la prima volta la guida di una città, ma è stato sconfitto proprio da uno di quegli immigrati sulla cui lotta ha fondato i proprio consensi negli ultimi anni. Il 51enne Ursu è un musicista classico arrivato dalla Romania nel 1990.

L'ARTICOLO COMPLETO ALLA FONTE SU EUROPA.TODAY.IT

 

 "Toglietevi la maglietta del cinema America, siete antifascisti!" Botte e testate: aggrediti 4 ventenni a Trastevere

L'attacco da parte di una decina di persone la scorsa notte. I ragazzi avevano trascorso la serata in piazza San Cosimato. Il più grave è ricoverato con una frattura al naso. Zingaretti: "Siamo tutti con loro, fermare lo squadrismo"

LEGGI L'ARTICOLO ALLA FONTE REPUBBLICA.IT

Riteniamo utile rendere disponibile questa intervista a Christophe Guilluy che rappresenta un punto di vista importante con il quale misurarsi. 

FONTE IL MANIFESTO 

di Guido Caldiron (da Il Manifesto del 26/5/19)

Intervista. Nel giorno del voto europeo, parla il sociologo francese Christophe Guilluy, autore del libro «La società non esiste» (Luiss University Press). «Nei miei lavori, ho introdotto la nozione di «insicurezza culturale» per dimostrare che, soprattutto in un ambiente popolare, non è tanto la relazione con l’«altro» che pone un problema quanto l’instabilità demografica che induce la paura di diventare minoranza e di perdere un capitale sociale e culturale cui si dà molta importanza»

Controverso protagonista del dibattito intellettuale e politico francese, dopo aver proposto, a partire da La France périphérique (Flammarion, 2015), la sua lettura della nuova geografia sociale dell’Occidente globalizzato, il sociologo Christophe Guilluy traccia in La società non esiste (Luiss University Press, pp. 184, euro 20) genesi ed effetti di quella che introduce come «la fine della classe media occidentale». Per Guilluy, l’attuale ondata populista rappresenta in questo senso solo la punta dell’iceberg di un risentimento diffuso presso la ex classe lavoratrice, privata di ruolo e «status» e marginalizzata perfino sul piano geografico lontano dai centri delle metropoli globali.

...continua a leggere "L’INQUIETA RICERCA DEL POPOLO PERDUTO"

FONTE: IL PONTE

Rivista di politica ed economia fondata da Piero Calamandrei 

 

Autore: Giancarlo Scarpari

Giugno 1925: Alfredo Rocco, intervenendo alla Camera dei deputati sulle vicende dell’ordine giudiziario, era stato chiaro: «La magistratura non deve fare politica di nessun genere. Non voglio che faccia politica governativa o fascista, ma esigo fermamente che non faccia politica antigovernativa o antifascista»; e in seguito avrebbe bollato i magistrati non allineati come appartenenti a una «insignificante minoranza di politicanti».

L’artefice dello Stato totalitario aveva colto il cuore del problema: non era necessario che i magistrati manifestassero apertamente il loro sostegno al governo fascista, bastava semplicemente che applicassero le nuove leggi, quella di Pubblica Sicurezza e i codici penali in particolare, varate al posto di quelle dello Stato liberale: il risultato, per il regime, sarebbe stato assicurato e, se qualcuno si fosse dimostrato incerto, il ministro lo avrebbe prontamente rimesso sulla retta via, inviando apposite circolari.

Così è stato e con quei magistrati funzionari si è proceduto per venti anni (e oltre).

Giugno 2019: il «governo del cambiamento» vara una serie di norme repressive in funzione antimigranti. Il ministro dell’Interno, che su quelle ha costruito il proprio consenso, si accorge che tre giudici, per giunta donne, hanno interpretato alcune norme in modo difforme dai suoi desiderata. Irritato, non contesta con argomenti il merito delle decisioni; indossa invece i panni del ministro della Giustizia – un’invasione di competenza già verificatasi in passato in ambiti diversi – raccoglie una serie di informazioni sulle magistrate interessate e le attacca pubblicamente.

Per cominciare, le giudica faziose, precisando subito che appartengano a una insignificante minoranza (le contrappone «al 99% dei giudici che lavorano obiettivamente»), poi le accusa di aver assunto «posizioni in contrasto con le politiche del governo in materia di sicurezza, accoglienza (!) e difesa dei confini», quindi si rivolge all’«Avvocatura dello Stato [perché] valuti se i magistrati che hanno emesso le sentenze avrebbero dovuto astenersi», poiché gli stessi in precedenza avevano mantenuto «rapporti di collaborazione o vicinanza con riviste sensibili al tema degli stranieri o con gli avvocati dell’Associazione studi giuridici per l’immigrazione». Continuando nella sua recita mediatica, Salvini spiega poi, su Canale 5, che per lui era «doveroso segnalare quei pochissimi magistrati che utilizzano la toga per fare politica non applicando le leggi approvate dal parlamento».

Alcune considerazioni.

Si può innanzitutto osservare che la raccolta di informazioni sui giudici (a quali convegni pubblici partecipino, su quali riviste scrivano, ecc.) ordinata da un ministro era una prassi illiberale diffusa nel secolo scorso, sopravvissuta al regime fascista, utilizzata in seguito dal Sid e che ora inopinatamente riappare proprio a opera del governo del cambiamento.

Va poi sottolineato che non spetta a un ministro incompetente – tale è infatti quello dell’interno – minacciare gli autori di quelle sentenze di un’azione disciplinare per «mancata astensione», veicolando in tal modo un messaggio intimidatorio rivolto a tutti quei magistrati che intendono applicare la legge in coerenza con i principi della Costituzione.

Perché questo è il punto. Ed è grave dover ricordare al ministro e ai suoi modesti replicanti televisivi, che oggi in Italia, a differenza del 1925, oltre alle leggi ordinarie esiste una legge di grado superiore, la Carta del 1948; che le norme varate dal parlamento sono interpretate da giudici indipendenti, che non sono più, come allora, dei funzionari subordinati all’esecutivo; che la legge, per poter essere applicata, deve essere interpretata, se possibile, in modo conforme ai principi costituzionali di riferimento, mentre, in caso di contrasto, va ritenuta illegittima e la Corte, investita della relativa eccezione, può in ogni tempo espungerla dall’ordinamento.

Come si vede la politica non c’entra. In primo piano vi sono invece i principi cardine dello Stato di diritto, l’attualità della Costituzione, la divisione dei poteri, la separazione tra governo, parlamento e magistratura in un tempo in cui i giudici non sono più funzionari dipendenti. Principi che Salvini dimostra di ignorare e che evidentemente non stanno a cuore del ministro della Giustizia in carica, nell’occasione distratto e assente.

Si tratta dunque di questioni complesse e delicate, che investono i rapporti tra i poteri dello Stato e che non possono essere risolte a colpi di tweet, né possono essere liquidate con slogan e battute varie, nell’indifferenza generale. Come invece fa il «Corriere della sera» che, il 7 giugno, a tutta pagina, ha definito l’intera vicenda come una semplice «lite tra le magistrate e Salvini».

Una formula d’uso, questa, per confondere le acque, non prendere posizione, agevolare di fatto il manovratore. Nel solco, comunque, della tradizione dei liberali di casa nostra.

Riteniamo utile e importante segnalare questo libro uscito da poco tempo nelle librerie italiane.

"… Chiedersi se Matteo Salvini sia fascista non è solo un esercizio inutile, è un grave errore. Perché vuol dire cercare quello che non c’è.
Il fascismo è finito con Mussolini. Quella che non si è mai spenta è la fiamma culturale e ideologica che lo ha alimentato.Una minaccia per la democrazia italiana viene semmai dall’influenza che esercitano i postnazisti nell’entourage e nel partito del ministro dell’Interno. A svelare storia e retroscena di quest’influenza è ora Claudio Gatti, autore di questo podcast e del libro-inchiesta da cui è tratto, “I Demoni di Salvini: i postnazisti e la Lega”, ora in libreria per i caratteri di Chiarelettere…."

Il Blog di Claudio Gatti, autore del libro.